20 novembre 2022

Il 12 novembre è stato il compleanno di Santiago Gabriele. 

Rifletto su questa cosa e mi rendo conto che è già passato un anno. Un anno da quando è nato. La gravidanza, a questo punto, dovrebbe essere solo un lontano ricordo, ma non lo è. Mi sembra ieri, che avevo la pancia. Forse perché è durata più di nove mesi. Che sembravano infiniti. Ed eccoci qua, a festeggiare un anno di vita extrauterina. Il tempo vola e quando si invecchia se ne ha maggior consapevolezza.

Ripenso alla mia infanzia, ai pomeriggi trascorsi al campo sportivo, a giocare a calcio o a basket. Si usciva dopo pranzo e si tornava per cena e la giornata era infinita. Credo che quelli siano gli unici anni nei quali il tempo passa lento anche se ti stai divertendo. Ora mi guardo intorno, guardo la mia famiglia, il mio lavoro, la mia vita. E mi accorgo che tutto sfugge, che tutto passa. Giorni, mesi, anni. Cosa è veramente importante nella vita di ciascuno? Cosa effettivamente alla fine resta?

La sera del compleanno abbiamo preso una piccola torta che abbiamo mangiato dopo cena noi cinque. SG ha gradito: meringata con pistacchio. E subito dopo mi sono resa conto che l’uovo non l’avevo ancora introdotto. E comunque avrei dovuto partire con il tuorlo. Il pistacchio poi credo possa essere annoverato tra la frutta secca, quindi anch’essa proibita prima dell’anno. Mi sono confortata dicendomi che un anno l’aveva compiuto già da dodici ore e non ci ho più pensato. Il giorno successivo avremmo avuto in programma una festa coi nonni a casa nostra all’ora di pranzo. Purtroppo sono venuti solo i miei genitori, essendo i miei suoceri impegnati con la zia malata. 

Ricordo il primo compleanno di Leonardo: tutto il parentado, zii, cugini, nonni. Tutti a casa nostra, pigiati, a festeggiare il reuccio. Sono passati dieci anni, qualcuno non c’è più, qualcun altro si è fatto una famiglia propria e i rapporti si sono fatti molto più radi. 

Il ciclo della vita continua.

Santiago ha fatto il bis di torta e la foto coi nonni. La festa è stata tutta lì, immortalata in una fotografia che guardo con amore, sentendomi nonostante tutto molto privilegiata per averla potuta scattare. 

Mi sono regalata un seggiolino auto 9-36 Kg, usato, di ottima fattura, che dovrebbe andare bene per un po’ di anni. Finalmente Santiago viaggerà fronte-marcia e voglio proprio vedere se è in grado di liberarsi come fa sull’ovetto che, essendo tarato per 12 Kg, costringe la povera creatura con le ginocchia in bocca per tutto il tragitto. 

Credo ne comprerò un altro, ovviamente quando avremo trovato l’auto con cui sostituire la mia, che, acquistata usata, ci ha definitivamente abbandonato dopo nove anni di onorato servizio (quella che guido ora, “in prestito” dalla zia di Fabio, non ha l’attacco Isofix). 

Santiago è cresciuto a dismisura. Ha nove dentini (compresi due premolari superiori).

Riesce a fare anche una decina di passi in autonomia, pur essendo sempre instabile nell’equilibrio.

Capisce moltissime cose. Mi ha commosso quando gli ho chiesto di portarmi il libro della fattoria ed è andato a prenderlo. Così come quando gli ho domandato dove avesse nascosto le calzine: si è subito attivato gattonando dietro la poltrona fino a che non le ha trovate e me le ha portate. E quando gli ho chiesto dove dovesse metterle, mi ha mostrato il piedino.

A proposito del libro, finalmente riesco a leggerglielo, anche se non ha molta pazienza. Gira le pagine prima che possa aver terminato la frase, ma se gli chiedo di toccare il pulcino morbidino o Nello l’agnello obbedisce all’istante.

Il lessico è ancora molto povero: siamo fermi a “mamma”, ma qualche volta ci sembra chiami anche “papà”. 

La sera lo metto a letto con il pigiamino dopo avergli fatto salutare tutti. Lo guardo e gli dico: “Ti porto un po’ di latte?” e lui inizia ad aprire e chiudere le manine mentre fa schioccare le labbra come un vero buongustaio. Gli scaldo il suo biberon di latte diluito e glielo metto in mano. Intanto gli sostengo la schiena mentre si butta all’indietro sul materasso, un rituale ormai consolidato.

“Ti amo tanto, Santiago. Buonanotte”. E anche questo giorno è passato.

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