15 luglio 2022

Nonostante la scaramantica scelta di non augurarmi nulla, il weekend fuori porta con amici è stato piuttosto impegnativo. Perché Santiago ci ha testato con il suo primo febbrone della vita. 

Tutto è iniziato un paio di giorni prima della presunta partenza. Di ritorno da consueto giretto con cane, prelevo il bambino dal passeggino e me lo trovo rovente. Ok, fuori ci sono 37°C, aspetto un poco a misurargli la febbre. Diciamo però che la percezione tattile materna difficilmente sbaglia, dopo tanti anni di esperienza. E infatti il fornellino rimane bello caldo anche una volta rincasati e il termometro rettale segna 38.5°C. Il pargolo non sembra presentare sintomi aggiuntivi, peraltro mangia e beve. E’ solo un poco più letargico. Il giorno prima, oltretutto, mentre si trovava sul divano in braccio a Leo, divincolandosi come solo lui sa fare, si è esibito in un tuffo di testa con impatto frontale su gres porcellanato effetto legno. Tanta paura, un bellissimo unicorno da sfoggiare, ma niente di più.

In presenza di febbre il mio secondogenito, che già il giorno prima sentendosi responsabile si è messo a piangere, mi chiede: “Non sarà mica stata la botta in testa di ieri, vero?”

“No, Leo, tranquillo”. 

E quindi decido di monitorare la situazione, unicorno violetto compreso. 

Il giorno prima della partenza il pargolo presenta 39°C al risveglio. Bombato di tachipirina per via rettale, sento la pediatra che sconsiglia altri farmaci, ma mi propone la via orale per maggior assorbimento. Le ho chiesto pesando lui più di 10 Kg, se dovesse passare dalle supposte 125 mg a quelle da 250 mg, ma mi ha invece consigliato 6 ml di sciroppo.

Fino all’ultimo siamo stati indecisi sul da farsi. Alla fine, borsone carico di scorte di tachipirina (ne ho comprate tre scatole tra sciroppo e supposte, al che il farmacista mi ha pure chiesto quanti figli sotto l’anno avessi), abbiamo deciso di partire. La meta era solo ad un’oretta da casa, in appartamento singolo, nei pressi di un lago. 

Contenta comunque della scelta attuata: i ragazzi si sono potuti comunque svagare in piscina e con gli amichetti all’aria aperta. A turno papà ed io siamo stati in stanza con Goga e, quando il sole calava, lo portavamo a fare un giretto in giardino. 

La prima sera, dopo che per tutto il giorno è rimasto a digiuno ingerendo solo i fatidici 6 ml e un po’ di camomilla, avvicinato il passeggino alla tavolata in procinto di cenare, immediatamente dopo un urlo straziante, ecco che il pargolo vomita a getto. E quando dico a getto, intendo a getto. Per intenderci, riesce a coprire due volte la distanza del passeggino, che per fortuna dava le spalle ai commensali. Capisco che a questo punto un sintomo oltre la febbre lo abbiamo. Riesco comunque a farlo addormentare. Di notte gli somministro solo tachipirina rettale e poca camomilla.

Al mattino è miracolosamente sfebbrato. Decidiamo di arrischiarci con una gita di qualche ora al lago, durante la quale dorme tutto il tempo e beve a piccoli sorsi. Una volta rientrati, purtroppo constato che, nonostante l’assenza di febbre, il bimbo è sofferente, penso per coliche addominali. Sembra avere molta sete, ma appena beve urla e si contorce tutto. Passo il pomeriggio a ninnarlo fino a che crolla. E riesco pure a fare il bagno in piscina. A letto senza cena, di notte si sveglia più volte. Proposto il biberon di camomilla, sdegnato, si mette a urlare come fosse un insulto. 

“Non è che ha fame?” dice mio marito. In effetti non mangia da due giorni. Decido di giocarmi il jolly e gli faccio un biberon di latte incrociando le dita. Beve tutto, tiene giù tutto e si riaddormenta. E così anche col secondo biberon propinato ai risvegli successivi.

Il mattino successivo optiamo per gita in montagna prima di tornare a casa. Mangia la pappa con gusto, sembra perfettamente guarito. La sera però mio marito decide di provare anche con la cena. Santiago mangia tutto e si addormenta in braccio a papà sul divano. Un’oretta dopo apre gli occhi e inonda di vomito lui e il divano. Forse era meglio stare un po’ leggeri.

Lunedì mattina il bimbo sembra aver riacquisito tutte le sue competenze. Mangia, urla, parla, strepita e si divincola. E, come da libro, si ricopre di macchioline, durate un paio di giorni: la sua prima virosi. 

Aggiornamenti:

-la mia cara amica che mi ha regalato il suo vecchio trio è riuscita a farsi ridare dal fratello il lettino Foppapedretti e così, da ieri sera, SG ha un vero lettino nel quale dormire (ho archiviato quello da campeggio in cantina)

-la Next-to-me è diventata pericolosissima: vietata sopra in 9 Kg, adesso che Goga sa mettersi seduto (e tirarsi in piedi se ha un appoggio), la sola idea che possa defenestrarsi da quella altezza (anche visti gli esiti della capocciata per la caduta da soli 30 cm) mi terrorizzava. Ho archiviato quindi anche la culla e l’ho passata ad un’altra cara amica incinta

-durante la nanna pomeridiana, quando come ora necessito del PC, non è più possibile stare nella stessa stanza: il rumore della tastiera sveglia l’infante. D’altra parte è impossibile anche lasciarlo sul lettone. A questo punto ho deciso di stendere a terra il materassino da campeggio in camera matrimoniale creando una sorta di lettino montessoriano. In questo istante SG dorme di là, so che non può cadere e spero che non rotoli subito a terra svegliandosi di botto

-pappa: mi è stato detto di dargli pure pezzi di maccheroni o altro. Al momento l’unica cosa che sembra aver imparato a gestire è il biscotto Plasmon. Il problema è che si riempie la bocca in maniera imbarazzante e, nonostante ciò, ha la forza di urlare se in mano non ha più nulla E’ come se volesse avere la bocca sempre piena e consensualmente la possibilità di infilarci dentro qualcosa. Se la mano si svuota, urla. Se la bocca si svuota, urla. Il Plasmon poi ha la meravigliosa proprietà di sapersi poi disciogliere e scomporre con la saliva. Tutto il resto no. Ecco quindi che, come ieri, mi ritrovo il bimbo con in bocca mezza albicocca e in mano l’altra mezza albicocca. Mi guarda e urla (strano, ha sia bocca che mano piene!). E però la mezza albicocca non dà segno di volersi disciogliere autonomamente. Al mio tentativo di estrarla e di farla a pezzettini, apriti cielo. Un’incazzatura che manco se gli avessi tolto il cibo per una settimana. Fatto sta che il bimbo, dotato ancora solo di quattro dentini, per di più incisivi, non è in grado di masticare alcunche. E quindi tutto quello che provo a dargli ristagna attaccato al palato (nella migliore delle ipotesi) per decine di minuti. Ho provato anche a comprare la sua prima pastasciuttina, conchigliette mignon. Ovviamente le rumina tutto il tempo e poi le ingerisce intere. La pappa dura mezzora anziche tre minuti e io penso che continuerò con creme multicereali fino a che non vedrò almeno un paio di molari 

-lallazione: Santiago ha perso quasi del tutto il vizio di urlare per comunicare e ha iniziato a lallare o vocalizzare. Cioè, sono sempre urla, ma non stridule, bensì prodotte con la voce. La cosa strana è che ama parlare soprattutto quando ha la bocca piena. Mangia il biscotto e comincia a raccontare la rava e la fava. Oppure reclama cibo quando vede che noi lo mangiamo. Non importa se ha appena finito. Non importa se ha già in mano (e in bocca) il biscotto. Lui deve avere quello che sto mangiando io. E quindi comincia a gridare molto eloquentemente verso il mio piatto fino a che non gli arriva un pezzettino di pane o un cucchiaino di Philadelphia. A quel punto, tutto beato, fa schioccare le labbra e sorride. Fino al prossimo boccone.

Un pensiero su “15 luglio 2022”

  1. 😂😂.. nonostante i momenti tragici…mi fai sempre ridere😂😂…e comunque “Tutto è bene quel che finisce bene!!”(Lontani ricordi…)😘

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