9 febbraio 2022

Un paio di settimane fa Santiago Gabriele è stato sottoposto al controllo ecografico delle anche. 

Arrivati in anticipo, ci ha ammessi ugualmente alla visita un medico molto cortese, affiancato da una specializzanda. 

“Vediamo un po’: Santiago Gabriele! Come mai Santiago?”

Eccoci qua. Mai una volta che mi chiedano come mai Gabriele!

“Perché nel 2020, in piena pandemia, abbiamo fatto il Cammino di Santiago…”

“Tutto???”

“No, solo gli ultimi 125 Km, eravamo con gli altri due figli…”

“Altri due figli? Ma quanti anni hanno per aver camminato?”

“Il più grande quasi 13 e il piccolo 10…”

“Ma lei quanti anni ha?”

“Eh, 38…”

“E quindi, diceva, avete fatto il Cammino e, tra una tappa e l’altra, avete concepito?”

“Ehm, no, non esattamente…”

Al termine della simpatica conversazione (non ricordo nemmeno se sono riuscita ad arrivare al punto in cui spiegavo che ho chiesto al Santo un altro figlio e che poi mio marito, quando gliel’ho rivelato e gli ho detto che avremmo dovuto chiamarlo così, mi ha preso alla lettera nonostante l’avessi fatto provocatoriamente), il medico esegue l’ecografia, che dura meno dell’interrogatorio. Esame nella norma. Salutiamo e ce ne andiamo.

Pochi giorni dopo il pargolo ha affrontato i vaccini obbligatori. 

All’Ufficio di Igiene mi indicano la stanza per le prime somministrazioni e veniamo chiamati subito, anche se siamo anche questa volta in anticipo. Varco la soglia non senza una certa ansia, chissà perché. Non faccio in tempo a sedermi sulla sedia che l’infermiera esordisce: “Ma… ma… questo bambino è caduto?!?”

“Caduto?!?” Mi viene un colpo e mi giro di scatto verso la carrozzina, pensando che il bambino fosse in qualche modo scivolato fuori senza che me ne accorgessi. Santiago mi guarda sorridente come al solito.

“No, perché dovrebbe essere caduto?”

“E cos’è questo segno?” ribatte l’infermiera, indicando un graffio, autoinflitto dalle sue unghiette, sulla fronte, poco sopra il sopracciglio.

E io: “Beh, si sarà graffiato con le unghiette!”

E lei: “Ah”. Gelida.

Rimango un po’ perplessa. In effetti Santiago, come i suoi fratelli, ha un osso frontale piuttosto pronunciato, direi gibboso, e la sua pelata mette sicuramente in risalto la fronte spaziosa, ma, di fatto, sembrava tutto fuorché un bambino gibollato di recente. O malmenato.

Riprendo fiato e mi siedo, questa volta per davvero. 

Il medico mi spiega che, oltre alla classica esavalente e all’antipneumococcica, verrà somministrato anche il vaccino per il Rotavirus, che all’epoca non si usava. 

“Santiago sta bene oggi?”

“Sì, benissimo”

E Santiago starnutisce. Silenzio imbarazzato.

“Bene. Ho visto che ha spostato l’appuntamento di qualche giorno…”

“Sì, in realtà l’ho fatto perché…”

“No, non mi interessa perché. L’importante è che non l’abbia fatto per qualche motivo di salute di Santiago. Perché Santiago sta bene, vero?”

“Sì, certo, come ho detto sta bene”

E Santiago starnutisce. Momento di gelo. 

“Perfetto. E mi conferma che non ha alcuna patologia in particolare? Che non assume farmaci? Che non ha ernie ombelicali?”

Io, non so perché, ma comincio a sudare e sto per rispondere che sì, in effetti una piccola ernia ombelicale ce l’ha, ma poi mi ricordo che è il cane che ce l’ha e mi taccio. Non mi sentivo così confusa da quella sera di qualche mese fa quando, sovrappensiero, evidentemente sfatta dalla stanchezza, ho cercato di infilare il ciuccio sterilizzato nella bocca di mio marito anziché in quella del neonato.

“No, sta bene e non ha nè patologie nè ernie”

“Allora, dopo i vaccini potrebbe avere un po’ di febbre, eventualmente gli può dare la Tachipirina”

“Sì, ok, sono un medico, ho già comprato per sicurezza le suppostine da 125 mg…”

E il medico con l’infermiera all’unisono: “Centoventicinque milligrammi???”

Mi sento avvampare: “Perché… dovrei darne 250?”

E il medico con l’infermiera all’unisono: “Duecentocinquanta milligrammi???”

Per fortuna il medico guarda la visita della pediatra ed evince che mio figlio è un peso massimo: “Ah sì, in effetti pesava già 5 Kg un mese fa! Quindi Tachipirina 125 mg va bene…”

Ok, mi rilasso. E a questo punto chiedo io riguardo al Rotavirus e mi rispondono che è fortemente raccomandato. Poi mi spiegano che come effetto collaterale potrebbe dare fino a una settimana di diarrea. E mentre firmo il consenso mi domando se abbia veramente senso vaccinare per una malattia che dà diarrea con un vaccino che potenzialmente può dare una settimana di diarrea. Decido di sì.

“Ah, poi, a noi non è mai successo, ma in letteratura sono descritti casi di occlusione intestinale quindi, se dovesse vedere un addome meteorico, dolente e disteso… lo porti in Pronto Soccorso”

“Ah, sì, ok”

“E… un’ultima domanda… Santiago non ha ernie ombelicali?”

“Nooooooooooooo!” Mannaggia te e le tue ernie.

Alla fine il Rotavirus è stato somministrato sotto forma di goccine. E poi Santiago si è beccato due punturine sulle cosce. La sera mi è sembrato lievemente più nervoso del solito, ma non ha avuto febbre e la cacca è rimasta quella di sempre.

Terzo grado a parte, non ci è andata male, direi.

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